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30.11.2000
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Le scrivo in merito ad una constatazione fatta interessandomi alla
fisica teorica e che desidero sottoporre alla sua cortese attenzione per
avere il suo autorevole giudizio. Il paradosso dei gemelli,
conseguenza della teoria della relatività ristretta, consiste nel fatto
che due gemelli (o orologi sincronizzati) che partano con due astronavi in
direzioni opposte a velocità relativistiche, ritenendo ognuno che l'altro
sia in movimento, pretendono entrambi di trovare al loro successivo
incontro l'altro più giovane di sé. Si sostiene comunemente che in realtà
questo non sia un paradosso, poiché il principio di Mach, secondo il quale
una simmetria non c'è perché ci si può riferire alle stelle fisse per
rendersi conto delle curve o inversioni di marcia di uno o entrambi, ci
permette di escluderlo. Ma tale principio non appare molto
convincente, innanzitutto perché quelle che noi chiamiamo stelle fisse
potrebbero essere un enorme insieme di stelle ma che è solo una piccola
parte di tutto l'universo e che magari sta ruotando vorticosamente
considerando in quiete il resto (mi sembra un sistema un po
approssimativo) ma, soprattutto perché la teoria della relatività ha avuto
il grande merito di mandare in soffitta il vetusto concetto di etere;
orbene se per poterla applicare si ha bisogno di un sistema di riferimento
assoluto (stelle fisse), si è solo fatto uscire l'etere dalla porta per
farlo rientrare dalla finestra: essendo costretti a servirci delle stelle
fisse noi ammettiamo uno spazio assoluto e quindi ammettiamo che esiste un
sistema di riferimento privilegiato. Il punto è che per preservare la
teoria della relatività da detto paradosso dobbiamo usare un sistema che
annulla l'assunto fondamentale di tale teoria cioè che non esistono
sistemi di riferimento privilegiati. Il principio più rigoroso per rompere
questa pericolosa simmetria tra i due gemelli e quindi per confutare il
paradosso dei gemelli, è quello per cui uno dei due, per poter incontrare
di nuovo l'altro, deve curvare e raggiungerlo sottoponendosi ad
accelerazioni che non gli consentono più di affermare di essere in quiete.
Possiamo concepire una particolare situazione, però, per cui i due
si rincontrano senza bisogno di accelerazioni di alcun tipo: la teoria
della relatività generale prescrive che lo spazio può deformarsi, ad
esempio nei pressi di un corpo di grande massa, ebbene se noi ipotizziamo
una distribuzione di materia tale da giustificare una deformazione dello
spazio che permetta alle due astronavi di incrociarsi nuovamente pur
seguendo traiettorie rettilinee (è lo spazio ad essere curvo tanto da
portare l'uno sulla strada dell altro), avremmo che nessuna accelerazione
potrebbe più essere addotta a discriminante tra chi è in quiete e chi è in
movimento. Ognuno potrà affermare di essere in quiete, non avendo mai
effettuato curve o inversioni di marcia e non avendo, di conseguenza,
risentito delle relative accelerazioni. Con ciò, a mio avviso, questo
paradosso sarebbe realmente tale perché ognuno avrebbe percorso
effettivamente uno spazio rettilineo senza mai risentire di alcun effetto
di accelerazione e quindi entrambi potrebbero legittimamente considerarsi
in quiete e conseguentemente considerare l'altro in movimento e pretendere
di ritrovarlo più giovane al successivo incontro.
(risponde Valter Moretti, fisico matematico, Università di
Trento)
Il paradosso dei gemelli e' formulato in relativita' speciale e solo in
tale sede ha la sua sembianza di "paradosso". In relativita' generale le
cose sono diverse e ne parlero' dopo.
In relativita' speciale, se la si accetta, si assume che esistano dei
sistemi di riferimento privilegiati detti inerziali, ed e' per tale motivo
che si parla di relativita' "speciale".Quindi NON e' vero che assumere
l'esistenza dei sistemi di riferimento inerziali e' contrario agli stessi
principi della relativita' speciale. Le ragioni dell'esistenza di tali
sistemi non rientrano nella relativita' speciale in cui vengono solo
assunti esistere per principio. Nell'ambito della relativita' speciale la
"soluzione" del paradosso dei gemelli e' quella citata: nel caso uno dei
due gemelli sia sempre in quiete in un sistema inerziale e l'altro non lo
sia, allora non c'e' piu' simmetria tra le due situazioni e al secondo
incontro dei due gemelli tale asimmetria si rivela nel fatto che i due
gemelli hanno eta' diverse. Si badi bene che si potrebbe considerare,
rimanenendo in relativita' speciale, una situazione di perfetta simmetria
tra i due gemelli. Possiamo pensare che in un fissato riferimento
inerziale i due gemelli siano inizialmente in quiete e poi si separino
avendo la stessa velocita' ed accelerazione (a parte i versi) in tale
riferimento e, mantenendo la stessa simmetria cinematica, ritornino ad
incontrarsi in quiete nello stesso riferimento inerziale considerato. In
questo caso, facendo i calcoli, si vede che i due gemelli avranno la
stessa eta' alla fine del viaggio, come la logica comanda.
La precisazione seguente e' importante volendo passare alla discussione
del problema in relativita' generale. Il paradosso dei gemelli in
relativita' speciale puo' essere discusso senza fare alcun riferimento ai
sistemi inerziali. Bisogna infatti notare che un oggetto in quiete in un
sistema inerziale della relativita' speciale e'sempre in "moto geodetico"
e viceversa. I moti geodetici sono descritti da particolari linee nello
spaziotempo (a 4 dimensioni) dette geodetiche. Le geodetiche sono
determinate dalla geometria dello spaziotempo, che in relativita' speciale
e' assunta data senza precisarne le cause fisiche.
Si puo' facilmente provare che, in relativita' speciale, se due gemelli
sono tali che si distaccano e poi si incontrano e uno dei due ha seguito
un moto geodetico, allora non e' possibile che l'altro abbia fatto
altrettanto. Questo perche', nello spaziotempo della relativita' speciale,
tra l'evento del distacco iniziale (punto nello spaziotempo) e l'evento
dell'incontro finale (altro punto nello spaziotempo) puo' passare una ed
una sola sola geodetica, cosi' come nello spazio euclideo tra due punti
passa una sola retta.
L'eta' dei gemelli e' misurata dagli orologi che ciascuno si porta
dietro. Il tempo misurato da tali orologi (tempo proprio) e' dato dalla
"lunghezza" delle traiettorie nello spaziotempo (quindi linee in uno
spazio a 4 dimensioni) seguite dai gemelli. Nella geometria
spaziotemporale della relativita' le geodetiche hanno "lunghezza" massima
(e non minima come nella geometria euclidea). Di conseguenza il gemello
che ha seguito una geodetica sara' piu' vecchio.
Nel caso in cui nessuno dei due gemelli ha seguito una geodetica, la
differenza di eta', se c'e' (e puo' ancora esserci), dipende dal tipo di
curva seguita e deve essere calcolata caso per caso valutando la
"lunghezza" della curva spaziotemporale seguita da ciascuno dei due
gemelli.
In relativita' generale, non esistono piu' i sistemi inerziali,
tuttavia esiste ancora la geometria dello spaziotempo e questa determina
ancora le geodetiche. I moti geodetici, separando lo spazio dal tempo,
corrispondono ai moti in caduta libera nel campo gravitazionale locale
(che altro non e' che la geometria dello spazio-tempo).
Si noti che nella relativita' generale, la geometria non e' data a
priori come in relativita' speciale, ma e' determinabile, attraverso le
equazioni di Einstein, dalla distribuzione di masse presenti
nell'universo. Cosi', in certe situazioni, per certe distribuzioni di
masse si vede che in regioni grandi, ma non infinite dello spazio(-tempo),
che contengono poche masse, la geometria imposta dalle masse presenti e',
con buona approssimazione, quella della relativita' speciale ed e' causata
dalle masse fuori da tale regione: le "stelle fisse" del principio di
Mach. Questa e' solo una delle possibili soluzioni, locali, delle
equazioni di Einstein che rende conto dell'esistenza (approssimata e
locale) dei sistemi inerziali su grande (ma non infinita) scala e che
giustifica la parziale validita' della relativita' speciale e della
meccanica classica.
Tornando al paradosso dei gemelli in relativita' generale, possiamo
dire quasi le stesse cose che in relativita' speciale nella formulazione
con le geodetiche. L'unica differenza e' che puo' accadere che ci siano
due eventi che possono essere connessi da due geodetiche diverse (si parla
di "punti focali"). In questo caso le geodetiche cessano di avere la
proprieta' di massimizzare la lunghezza e la situazione deve essere
esaminata caso per caso calcolando la "lunghezza" delle linee di universo
seguite dai gemelli. Prendendo pero' eventi sufficientemente vicini (cioe'
viaggi sufficientemente corti tra il distacco e l'incontro dei due
gemelli) la situazione e' la stessa della relativita' speciale: c'e' una
sola geodetica che connette i due eventi e massimizza la lunghezza: il
gemello in moto geodetico sara' alla fine piu' vecchio dell'altro.
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